Voltaggio Genovese

Nel 1121, il Comune di Genova si espande al di là del giogo, e acquista per quattrocento lire il castrum di Voltaggio e i suoi redditi da Alberto marchese di Gavi, forse costretto alla cessione da un’imposizione del potente antagonista. La rocca, ricostruita dai genovesi, e della quale esistono ancor oggi alcuni ruderi informi e cadenti, è posta sulla vetta dell’altura che domina la displuviate fra il Lemme e il Morsone, ed era originariamente attorniata da una serie di edifici minori, quasi sempre in legno, destinati ai servizi, ai magazzini, allo stallaggio. Il complesso fortificato inglobava, ai piedi dell’altura dominata dall’arce, la chiesetta del castello con la prospiciente area cimiteriale (attuale Piazza Scorza), e un apparato difensivo di limitata estensione che vigilava l’originario nucleo urbano, circoscritto all’interno del cuneo che si protende dalla confluenza del Morsone nel Lemme al guado della vecchia strada dei Paganini, dove è ancora leggibile il vacuo d’accesso al villaggio, guardato da un mastio dell’antica cerchia di mura. All’esterno di questo nucleo, in località San Nazaro, si estendeva un sobborgo sorto intorno alla primitiva pieve, del tutto scomparsa ma ancora testimoniata da fonti indirette alla fine del XVI secolo. La strada che attraversava il sobborgo scendeva nel greto del torrente costeggiando esternamente la recinzione muraria, il cui accesso era protetto a nord da una fortificazione localizzata sull’altura dove oggi sorge l’ospedale, e a sud, lungo l’itinerario di Reste, da una torre.

Dopo il passaggio del castello dai marchesi di Gavi al Comune di Genova, e finché Genova non estende il suo dominio nella bassa valle, agli albori del XIII secolo, Voltaggio risulta il principale punto di riferimento fra i possedimenti della «Dominante» in Oltregiogo, sia per la caratteristica di terra di confine, che esalta la funzione tattica del castello, sia per l’attiva presenza degli uomini del borgo nelle vicende amministrative e mercantili della città egemone. Sino al XV secolo viene governato da castellani con funzioni civili, giudiziarie e militari, appartenenti a famiglie nobili e consortili della Superba, delle podesterie cittadine o delle riviere. La prima investitura nota della castellania del paese è assegnata nel 1127 a Guglielmus Porcus, mentre nel 1183 risultano castellani Oberto Porco e Bonifacio della Volta, e nel 1202 Ugo Fornari. I castellani sono assistiti da un modesto numero di armigeri; forse, in origine, non più d’una decina fra servientes e balistarii. L’organico assegnato al castello era comunque maggiore, poiché includeva anche gli addetti ai servizi per il rifornimento di acqua (aquarolii), di legna (lignarolii) e di manutenzione delle strutture (magistri antelami, magistri lignaminis).

A differenza dei castellani, nominati direttamente dall’autorità centrale, i consoli del paese, che si occupavano della gestione amministrativa interna, venivano designati fra gli esponenti delle élites locali o delle famiglie di antica residenza cittadina. Così nel 1127, allorché il Comune di Genova acquista da Alberto, Giovanni e Pietro figli del fu Rustico, per venticinque denari bruniti, il mulino sul fiume Lemme con annessi e dipendenze, interviene alla formalizzazione dell’atto, come delegato degli uomini di Voltaggio, Willelmus de Volta. La presenza di un autorevole esponente della nobiltà cittadina, motivata dai rilevanti beni fondiari che i della Volta possedevano nel territorio, suggerisce un’organizzazione della comunità che si interseca, ma non si sovrappone, al dominio genovese, e segna la traccia di un autonomo potere locale di cui peraltro non sono noti i limiti e l’estensione.

A testimonianza del rilievo assegnato a Voltaggio nell’ambito del dominio genovese, risultano emblematici alcuni accadimenti del XII-XIII secolo. Nel 1127, ad una definizione di confini tra Genova e Tortona nell’areale di valle Scrivia interviene un esponente dei locali boni homes, Rainaldus Guaxone, il quale nel 1156 figura tra coloro che giurano il patto stipulato dal Comune di Genova con Guglielmo I re di Sicilia. Nel 1130, la stessa popolazione del paese chiede l’intervento dei consoli di Genova per opporsi alle ruberie e ai balzelli imposti sulla strada del Lemme dai marchesi di Gavi, che , un quarantennio più tardi, riconoscono formalmente la signoria del Comune di Genova su Voltaggio. Ancora, nel 1143 un Breve della Compagna, ribadito nel 1157, fissa i confini del territorio genovese a Portusveneris usque ad Portum Monachi et a Vultabio et a Montealto et a Savignone usque ad mare. Nel gennaio del 1144, la Dominante ricorre a due uomini di Voltaggio – Iohannes Buçam de Nuce et Albertus Roçam – per definire l’appartenenza di un territorio di valle Scrivia rivendicato da Tortona, e, sempre nei rapporti con Tortona, gli accordi che precisano le reciproche sfere di influenza territoriale, stipulati tra il 1197 e il 1202, vengono sanzionati con giuramento anche dai castellani di Voltaggio e delle altre terre d’Oltregiogo soggette a Genova. Nel 1145 è Alberto, marchese di Parodi, che si obbliga a non assumere iniziative contro il castello di Voltaggio e riceve dai consoli di Genova identica assicurazione per i suoi diritti feudali. Tre anni dopo, nel 1148, il Comune di Genova si impegna a liberare il marchese Alberto, prigioniero dei signori di Castelletto d’Orba, e vincola in questo senso anche i castellani e gli uomini di Voltaggio. In precedenza, nel 1146, gli uomini di Gamondio (Castellazzo Bormida) avevano promesso di aiutare Genova nel possesso del castello di Voltaggio, ottenendo in cambio l’esenzione dalla gabella nel paese per sei anni. Nel 1149 Genova, in difficoltà finanziarie, delibera la cessione del pedagium Vultabii, che figura anche, nel 1155, nel giuramento con cui i consoli del capoluogo si impegnano a non cedere alcun reddito del Comune per un tempo superiore alla durata del loro mandato. E sempre nel 1155, Voltaggio è citato nell’accordo tra Genova e i marchesi di Savona. Nel 1161, con la presenza in Italia di Federico I, i consoli provvedono a rafforzare le difese del castello, mentre nel 1168, in una convenzione con il Comune di Genova, il marchese Opizzo Malaspina e il figlio Moroello si obbligano a tenere a disposizione dei consoli stessi quindici cavalieri e cento arcieri che potranno essere utilizzati anche nel distretto di Voltaggio.

Agli albori del secolo XIII, il riferimento al paese è esplicito sia nell’ impegno prestato al Comune di Genova dagli uomini di Capriata, che nel 1210 assicurano l’intervento a difesa dei castelli di Gavi, Parodi e Voltaggio, sia nell’analoga garanzia richiesta nel 1216 a Balliano di Serravalle e a Rolando Croce, ai quali il Comune di Genova riconosce i possedimenti terrieri nel distretto di Gatorba. Nel 1220, con la discesa di Federico II in Italia, Genova, allo scopo di fronteggiare l’eventualità di una invasione, rafforza con militi e balestrieri la guarnigione assegnata al castello e nel 1237 concentra a Voltaggio l’esercito schierato contro i tortonesi. Nel 1241 Marino da Eboli, vicario imperiale, marciando da Ovada tenta di occupare Voltaggio. Anche in questo caso, Genova rafforza la guarnigione del paese, e consolida le strutture difensive erigendo torri e spalti. E nuovamente nel 1245, quando Federico II è a Tortona, i genovesi inviano reparti militari pro custodia castrorum Gavii, Palodii, Voltabii et aliorum locorum ultra iugum.

Nel 1251, risultano compartecipi dei diritti sulla gabella di Voltaggio alcuni esponenti dei Grimaldi (e ancor oggi esiste nel paese l’edificio tradizionalmente ritenuto residenza della famiglia, noto anche come «Casa Gotica»). Sempre nel 1251, il castello di Voltaggio viene ispezionato da due «Sindicatori» inviati dal Podestà di Genova, che nel 1262 dispone affinché i castellani del borgo provvedano alla tutela della Mansione di Ripalta in Braersa, ubicata nel sito dell’attuale Benedicta, sulla via di Marcarolo. Nel 1278, una convenzione tra Genova e Alessandria formalizza, tra l’altro, l’impegno genovese per la costruzione di una strada diretta in Lombardia attraverso la Polcevera e i distretti di Fiacone, Voltaggio, Gavi e Capriata. Nel 1285, durante la guerra conto Pisa, vengono reclutati a Voltaggio ottanta servientes cum lancis longis.

Dall’inizio del XIV secolo, i contrasti tra le fazioni egemoni della Superba, impropriamente indicate, in estrema semplificazione, come «guelfi» e «ghibellini», coinvolgono anche i territori d’Oltregiogo. Nel 1310, Opizzino Spinola, bandito da Genova, mette a ferro e fuoco Voltaggio «in modo che non vi poté più abitare né uomo né giumento senza farvi qualche ristoro». Gli Spinola possedevano peraltro nel paese terre ed edifici urbani e rurali, e una lapide, datata 1305, ricordava la costruzione di una loggia edificata in potestacie domini Oberti Spinula. La collocazione della lapide, rimossa nel 1873, identificava l’ubicazione della loggia, localizzata nel sito dove sorge l’ala settentrionale dell’ex Grand Hotel (edificio oggi denominato Palazzo Spinola). Nel 1315, il castello di Voltaggio è occupato da mercenari tedeschi che vi imprigionano come ostaggio Lamba Doria, per il cui riscatto vengono versati 17.000 fiorini d’oro. Nel 1318, si impossessano di Voltaggio i reparti milanesi di Marco Visconti, uniti alle forze ghibelline che si contrappongono alla diarchia guelfa dei Fieschi e dei Grimaldi. Nei due decenni successivi, il paese passa più volte dall’una all’altra fazione, ma è signoreggiato prevalentemente dagli Spinola (alleati dei Visconti) che nel 1337, con Lombardino, vi riscuotono pedaggio. Nel 1348 ancora i milanesi del duca Luchino Visconti occupano Voltaggio, mentre nel 1354 la signoria sul paese viene concessa dall’imperatore al marchese Giovanni II di Monferrato (e i Paleologo, durante la signoria su Genova di Teodoro II di Monferrato, occuperanno ancora Voltaggio dal 1409 al 1411). Nel 1370, il doge Gabriele Adorno viene deposto da Domenico Campofregoso, e relegato in «soggiorno obbligato» nel paese. Nello stesso anno, tra i duecento militari, quasi tutti balestrieri, a disposizione del vicario generale d’Oltregiogo, figurano 17 uomini del borgo, e tra il 1389 e il 1390 il governo genovese dispone nuovi interventi pro reparacione castri Vultabii. Intorno ai primi anni del XIV secolo, il castellano percepiva uno stipendio annuo di 50 lire genovesi, ed era coadiuvato da uno scriba per il disbrigo dell’attività amministrativa. Nel fortilizio era inoltre presente un prete che officiava la chiesetta del castello. Le funzioni specificamente militari e di controllo del territorio erano disimpegnate da una guarnigione di 58 unità, tra cui 42 servientes et balistarii e 4 «guardie» con compiti di polizia urbana. L’impegno finanziario di Genova per il castello di Voltaggio presenta un andamento discontinuo e assai oscillante, a seconda delle esigenze di difesa e delle disponibilità di bilancio. La spesa maggiore è rilevata nel 1374 (754 lire); la più bassa nel 1438 (200 lire), sintomo della diminuita importanza della fortificazione, che vede ridotti a 12 i balestrieri nel 1427, e a 7 nel 1459. Ma il declino è già percepibile nel 1394, quanto meno dalle risultanze d’inventario della modestissima dotazione della struttura, che nel 1396, con la cessione del potere su Genova a Carlo VI, viene consegnata ai francesi.

Nel 1418, i milanesi del duca Filippo Maria Visconti tornano ad occupare il borgo, e la castellania di Voltaggio è attribuita al siniscalco novarese Tomaso de Magistris, sostituito, nel 1421, da Giovanni di S. Pietro de Habiate, con una guarnigione di 16 «paghe», cioè di militari assegnati al castello. Frattanto, nel 1419, tutte le località d’Oltregiogo occupate dalle truppe lombarde, fra cui Voltaggio, erano state affidate in custodia al papa Martino V, che le avrebbe restituite ai genovesi dopo il pagamento da parte del Comune di 15.000 fiorini d’oro al duca di Milano. Ma nel 1421 Genova si sottomette nuovamente a Filippo Maria Visconti, che conferisce la signoria di Voltaggio a Isnardo Guarco nel 1426 e a Spinola Caccianemico signore di Rossiglione nel 1431. All’amministrazione del territorio lo Spinola delega, con pieni poteri, un proprio agente, Guidone di Santocolumbano. Nel 1444 il castello di Voltaggio risulta un’altra volta in potere di Filippo Maria Visconti, che nomina podestà del paese Andrea Trotti, patrizio alessandrino. Nell’agosto del 1447, dopo la morte del duca, il Comune di Genova recupera il castello e il territorio di Voltaggio, che peraltro, nel 1454, figura quale signoria personale del doge Pietro Campofregoso. Nel 1463, Voltaggio è nuovamente occupato dalle truppe lombarde di Francesco Sforza, e nel marzo del 1468 il successore di Francesco, Galeazzo Maria, ne concede la signoria ad Antonio I Guasco, signore di Bisio. L’egemonia dei Guasco ha carattere transitorio, poiché Voltaggio è incluso, nel 1478, tra le località sulle quali il duca di Milano esercita di fatto un potere diretto, con la nomina a podestà di un suo fedele gregario, Luigi de Corneliis da Parma. La signoria lombarda si protrae, con varie vicende, sino al 1499, e si conclude con la spontanea dedizione di Genova al re di Francia Luigi XII.