Fondata a Genova nel 1780, con il nome di Cioccolateria Cassottana, nel 1906 prese il nome di Marescotti. Si trova nella duecentesca Loggia Gattilusio, famiglia di prim’ordine della mercatura genovese. Fatto un primo restauro, i Marescotti, originari di Novi Ligure, proposero una fusione fra la pasticceria classica della Corte Sabauda e quella genovese, offrendo anche vini aromatici e vermouth di propria produzione. Il locale raggiunge così una notevole fama tra i genovesi e i viaggiatori dei piroscafi e, quando non riusciva a soddisfare le richieste, chiedeva collaborazione al laboratorio della Pasticceria Cavo, simile per formazione e tradizione. Nel 1979, con la morte di Irma Marescotti, la famiglia decise di non continuare la gestione, preferendo tenere chiuso il locale piuttosto che cederlo senza garanzie che gli arredi e la tradizione della pasticceria trovassero una giusta continuità. I pregiati arredi in stile Carlo X, gli ottoni e i marmi della pasticceria rimasero così celati per tre decenni, con 14 vetrine di cristallo, i prodotti nelle scansie, i vasi e le alzate in alpacca al loro posto, il resto nella cassa di marca National cash Register, l’ordine della panna per il lattaio sul banco, sotto lo sguardo dell’ovale raffigurante la Madonna del Dito e l’orologio dirimpetto.

Dal 1996 Alessandro Cavo, quinta generazione di pasticceri che alla fine dell’Ottocento inventarono i celebri Amaretti di Voltaggio® e furono amici e soci dei Marescotti, inizia a sognare di riaprire la pasticceria vista da bambino: ci vorranno quasi dodici anni prima di vedere il suo sogno realizzato, il 18 aprile 2008.